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ARTI MARZIALI : PERCHE’

di Giovanni MAIOLO

 

La continua ricerca di se stesso ha portato l’essere umano ad elaborare diverse vie di introspezione , le attività artistiche come la pittura, la musica, la scultura, hanno come fine ultimo la rivelazione di se stessi. Il senso di queste arti lo si trova più nella pratica che nell’ipotetico raggiungimento di una meta finale. Le persone che si avvicinano alle arti marziali ricercano, in genere, una attività fisica atta ad acquisire abilità nel combattimento e tramite questo, ad incrementare la fiducia in se stessi; oppure l’arte marziale viene vissuta come una qualsiasi altra attività sportiva dove, con l’ausilio dell’allenamento si ricerca il puro gesto atletico e il fitness. Questo modo di pensare porta ad una distorsione completa dell’essenza delle arti marziali: è come se ci accontentassimo della luce riflessa di un fuoco, mentre invece potremmo usufruire della sua luce diretta e del suo calore. La dicitura “ arti marziali “ in effetti non descrive appieno il contenuto di queste discipline che usano l’acquisizione della padronanza del proprio corpo come trampolino di lancio per arrivare alla piena conoscenza di Se.

La storia narra come il monastero di Shaolin , situato nel nord della Cina , sia stato la culla di molte di queste discipline . Shaolin era luogo di culto Buddista dove i monaci e le monache trovavano occupazione nella traduzione delle Sacre Scritture dalle lingue Pali e Sanscrito al Cinese.

La leggenda narra che il monaco Bodhidarma ( Da Mo in giapponese ) preoccupato per la salute dei suoi confratelli, durante le preghiere effettuate nella foresta incontrò diversi animali e di questi ne studiò le movenze elaborando poi degli esercizi atti a rinfrancare la salute dei monaci. Con il passare del tempo li perfezionò portando miglioramenti sia fisici che intellettuali tramite lo studio del respiro applicato all’esercizio fisico. L’applicazione marziale venne elaborata quando si presentò la necessità di difendersi durante i pellegrinaggi e le raccolte delle offerte.

In effetti quindi, il vero fine di questi esercizi è quello di fungere da tramite per il raggiungimento del benessere fisico e consequenzialmente di quello psichico. L’accostamento a queste discipline quindi deve avvenire in maniera graduale e completa, graduale per quel che riguarda il puro esercizio fisico e completa per la interpolazione delle tecniche fisiche con quelle di rilassamento e meditazione. E’ chiaro che all’inizio l’adepto debba impiegare la maggior parte del tempo di pratica nel risveglio del proprio corpo, effettuando esercizi per la coordinazione motoria e per l’acquisizione di una serie di gesti tecnici che faranno da base alla scoperta della dimensione spirituale delle arti marziali. Gli esercizi fisici, porteranno sì ad un miglioramento delle proprie capacità, ma a differenza dell’allenamento sportivo, con il passare del tempo non si potrà che migliorare proprio in funzione del continuo lavoro di ricerca sia interno che esterno. Tramite l’interiorizzazione delle tecniche, ottenuta con la pratica, si otterrà quella condizione di “ vuoto mentale “ che in effetti vuol significare la totale assenza di ogni movimento intenzionale durante il combattimento. Ogni movimento nascerà naturalmente, frutto del bagaglio tecnico acquisito e non avrà vincoli alcuno proprio perché la mente sarà sgombra da ogni schema, permettendo così l’adattamento delle tecniche ai singoli casi specifici. Ovviamente tutto questo non è di rapida e facile acquisizione, ma la volontà e la fede sono prerogative giuste per ottenere un buon risultato.

L’ottenimento di questo stato di vuoto mentale è una ottima base per poter lavorare anche al di fuori del kwoon ( luogo di pratica ) . Applicando questa condizione anche nella vita di tutti i giorni si diverrà più spontanei e più sereni, riuscendo ad evitare pericolosi accumuli di stress dovuti al frenetico modo di vivere impostoci quotidianamente; inoltre ,grazie alla calma che si sarà creata dentro di noi, si riuscirà ad “ascoltare” molto di più anche gli altri. In effetti si è sempre presi da mille dubbi e problemi, e questo crea una confusione interna che non permette di capire e di ascoltare i messaggi che gli altri ci inviano sia a livello comunicativo elementare, che a livello superiore. Tutte queste cose e molte altre sono il risultato dell’apertura, anche se in modo parziale, di quello che in oriente viene chiamato il terzo occhio. La naturalezza e l’abbandono di comportamenti stereotipati sarà molto facilitata per la persona che pratica le arti marziali proprio perchè durante la pratica non si può fingere, ognuno

deve fare da solo e mettere in pratica le cose che ha imparato, senza possibilità di nascondersi dietro false immagini. Combinando le varie esperienze si avranno maggiori possibilità di poter usare nel migliore dei modi la nostra mente e quindi il nostro corpo, percorrendo così la via che ci porterà alla scoperta di noi stessi.